Abbazia Celestina



L'Abbazia, situata tra le colline che dominano la valle del Tevere, esisteva già, come casa benedettina, nel 1109, con il nome di San Paolo di Valdiponte. Tra il XIII secolo e la prima metà del XIV, epoca del suo massimo splendore, ospitava circa dieci monaci.
La tempera su tavola, raffigurante la Madonna con il Bambino, gli angeli, San Paolo e San Pietro Celestino, risale al XIV secolo ed è conservata, dal 1863, nella Galleria Nazionale dell'Umbria, a Perugia.

La presenza nel dipinto di San Pietro Celestino, ovvero l'eremita Pietro da Morrone che poi divenne Papa Celestino V, è una spiegazione del nome dato all'abbazia. L'attributo celestina sarebbe altresí relativo al colore delle vesti dei monaci. Già nei primi dell'Ottocento, nessun monaco risiedeva più nell'abbazia e da allora ne iniziò l'abbandono e il degrado.

Dopo l'unità d'Italia, come molte altre abbazie, divenne proprietà dello Stato ed in seguito proprietà privata.

Negli anni Settanta fu acquistata da una famiglia inglese che iniziò il consolidamento e l'eccellente restauro dei ruderi. Si distinguono le mura dell'abbazia, a due navate, terminanti ognuna con un'abside semicircolare, il chiostro e la torre campanaria.


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