San Giustino d'Arna



ARCHITETTURA E DECORAZIONE PITTORICA/SCULTOREA

Dell’antica Abbazia oggi resta la suggestiva chiesa a pianta basilicale. E’ stata ristrutturata nel 1933,   ed è stata riportata al suo stile romanico  presumibilmente come lo era all’origine. Dopo i  terremoti del 1984 e del 1997 è stata nuovamente restaurata e dal  2004 è  possibile riammirarla previo appuntamento programmato con grande anticipo.

 Il primo impatto con il complesso abbaziale si ha nel retro della chiesa con la singolare  abside  con sopra il campaniletto a vela. Un’ abside definita  “una perla rara” sconosciuta a molti, a due ordini di archetti con esili colonnine tortili scanalate,  motivo frequente nel romanico, ma unico  nella nostra regione (riscontrabile in Toscana   nel duomo di Pisa, nell’Abbazia di Pratoveccho ...). Una seconda abside più piccola a sinistra potrebbe essere quella originaria della primitiva abbazia Benedettina anteriore all’anno Mille. Si  presume che ci sia stata anche una terza abside, come anche sono tre all’interno della cripta . Proseguendo verso la facciata si entra dal portale  sormontato dalla croce Templare e  dall’oculo  riportato alle sue origini circolari. All’interno presenta una navata unica nella parte anteriore e  doppia  nella zona del Presbiterio. Il soffitto è  a capriate lignee.

PRESBITERIO

Attraverso due rampe di scale parallele si accede al  presbiterio a due  navate, terminanti con   due absidi. Nella maggiore, illuminata da una finestrella, è un affresco  del XV° sec. di Scuola umbra, che rappresenta il Martire Cristiano San Giustino, il titolare della Chiesa,  vestito in abito monacale, con la macina al collo con cui si narra che fu annegato. Le due navate  sono separate da due archi sorretti da tre colonne, una centrale , le altre due addossate alle pareti. Altri  archi tamponati nella parete laterale destra  fanno supporre un prolungamento della navata, avente forse la funzione di matroneo .

CRIPTA

Tra le scale, che conducono al presbiterio, al centro, vi è  l’entrata alla cripta che dovrebbe essere stata l’antica chiesa Benedettina, forse  anteriore all’anno mille. E’ costituita da un basso ambiente, illuminato a est da una  finestra, piccola come una feritoia.  Due tozze colonne sorreggono le volte a crociera con larghi  archi delimitanti sei campate. I capitelli figurati,  sono una vera rarità nel contesto umbro. Diversi tra loro, sono finemente scolpiti con elementi antropomorfi, zoomorfi , fitomorfi e altri simboli non  ancora decodificati . In fondo tre absidi  poco profonde,  in quella al centro si scorge un affresco trecentesco (1325-30) raffigurante la crocefissione, di autore ignoto (lo storico dell’Arte Mirko Santanicchia riscontra  l’influenza di Pietro Lorenzetti  della Crocefissione del transetto sinistro della basilica inferiore).                   L’altare è in pietra serena sagomata ad anse rientranti, come il braccio della croce templare. E’ coperto da una tovaglia rossa dove ricorre ancora  lo stemma che riporta al suo trascorso storico. Nell’urna soprastante  sono conservate le reliquie del Santo.

STRUTTURE ADIACENTI

Tutte le strutture adiacenti alla chiesa che sorgono sulle antica Abbazia  fanno parte dell’azienda agricola di proprietà del Sovrano Ordine Militare di Malta, sono tutte  contrassegnate dal logo del SMOM scolpito in pietra e riportano la data di costruzione o di ristrutturazione. E’ ben distinguibile un edificio più alto degli altri che un tempo era la torre di avvistamento .

STORIA

ABBAZIA BENEDETTINA  FINO AL 1237

L’Abbazia  di San Giustino d’Arna, contemporanea a quella vicina di S.Maria Valdiponte (Montelabate), si trova in prossimità di Piccione, frazione a nord del Comune di Perugia , nel territorio già Municipio Romano di Arna da cui prende il nome. Anche se la sua documentazione come luogo monastico benedettino, stando alla documentazione riportata alla luce da  Tommasi in “L’ordine ci Templari” e da Riganelli in “Medievo rurale perugino” si ha nel 1156, la sua fondazione dovrebbe essere precedente. “La Massa d’Arno ” appartenuta alla chiesa,  risulta già delineata nel 995, ma un primo insediamento religioso potrebbe essere stato  costituito già nell’Alto Medievo.

Si narra che il luogo su cui sorse san Giustino d’Arna,  come gran parte del territorio umbro, fosse un tempo una estesa palude  e che furono proprio i Benedettini a dirigere le bonifiche, parallelamente all’attività di evangelizzazione che in San Giustino aveva il suo centro di irradiazione. Sotto di essa  erano altre quattro pievi  che oltre alla  funzione  religiosa, prima tra tutte il battesimo, svolgevano le funzioni civili e amministrative ereditate dal municipio romano: gestivano il Territorio e riscuotevano le decime (1/10 di tassazione) . Concepite come fortezze a corte chiusa, all’interno di esse si radunavano gli abitanti dei villaggi rurali in casi di invasioni. Fungevano  anche da centri di aggregazione e di scambio delle merci.  L’Abbazia Benedettina visse fino al  XII un periodo di splendore economico grazie al  vasto territorio  agricolo “Massa d’Arna” che gestiva  complessivamente trenta chiese appartenente al Papa.  La  stretta vicinanza  con l’altra Abbazia benedettina Santa Maria di Valdiponte (Montelabbate) fu  causa di svariati conflitti , tra cui è noto il conflitto per il colle del Farneto, che si risolse con la donazione  di esso a San Francesco e ai suoi confratelli tuttora titolari del sito.

PRECETTORIA TEMPLARE DAL 1238  FINO ALLA SOPPRESSIONE  DELL’ORDINE   1312 –
DAL 1316 COMMENDA DELL’ ORDINE OSPITALIRI S. GIOVANNI GEROSOLIMITANO DIVENUTO  SMOM SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA  

L’Abbazia benedettina  prosperò  fino alla fine del  XII secolo,  dopodiché cominciò la sua decadenza  economica tanto che il Papa, Gregorio IX, nel 1237 decise di  togliere l’affidamento ai Benedettini per consegnarla  nell’aprile del   1238 all’Ordine  militiae Templi in Tuscia, mantenendo  l’intitolazione a  S. Giustino. Ciò corrispondeva anche ad un disegno politico concepito dal papa Gregorio finalizzato al  finanziamento delle crociate. I Templari avevano attivato una serie di precettorie rurali denominate con il termine francese “Grange” (granaio) . Erano delle fattorie dove lavoravano gli affiliati all’Ordine secondo il modello benedettino cistercense; a capo di queste aziende agricole c’era  un Cavaliere Sergente e il lavoro dei campi era affidato ai ‘Fratelli di mestiere’ agricoltori e allevatori di bestiame. Questi ultimi non erano monaci (in quanto non avevano pronunciato i voti) ma avevano un ruolo importantissimo per il buon funzionamento dell’Ordine. Le Grange o precettorie servivano a  produrre risorse per il finanziamento delle crociate e per la sopravvivenza dei cavalieri impegnati nel compito di proteggere i pellegrini diretti in Terrasanta. Fu nominato fra Americo, dell’Ordine del Tempio, procuratore della neonata precettoria di San Giustino e San Girolamo. La doppia intitolazione perché la precettoria era articolata in due domus distanti 12 km tra loro, la seconda: San Gerolamo, oggi scomparsa, sorgeva  a Est di Perugia dove poi sorse il complesso Templare di San Bevignate.  (La chiesa templare San Bevignate fu commissionata tra il 1256 e il 1262 dal potente monaco templare di Assisi Bonvicino, cubiculario papale (guardia del corpo/segretario, rimasto in carica sotto cinque papi fino al 1262).

In breve tempo i templari di San Giustino, grazie alla loro organizzazione, riportarono ricchezza nel monastero . Scrive  Riganelli, riprendendo le ricerche di Tommasi, che questa “rinascita” può imputarsi all’apparato amministrativo di cui poteva disporre l’ Ordine che si avvalse  di alcuni «laici provenienti dall’ambiente perugino e scelti nella cerchia dei clienti e consorti del Tempio», i quali «coadiuvavano i monaci – soldati nell’opera di conduzione» del patrimonio agricolo di San Giustino d’Arno. Nel “Medioevo Rurale Perugino” di G. Riganelli sono spiegati gli avvenimenti che accaddero in quel territorio e in quel monastero, come  che “dal 1283 San Giustino venne sottratta con forza all’Ordine del Tempio a seguito di una rivolta guidata dai Monaci  Benedettini e dalla nobiltà locale, ma alla quale  parteciparono i contadini  perché più di tutti sopportarono le spese della così detta  “rinascita del monastero”  avendo visto così peggiorare le loro condizioni di vita. Per una ventina d’anni dal 1283  al 1303  l’Abbazia  tornò sotto l’antica gestione benedettina, ma nel 1303  grazie all’intervento di Papa Benedetto XI, bisognoso di  reperire altre risorse per la Terra Santa, i Templari si ripresero l’Abbazia , ma per poco tempo perché nel 1312  è ben noto che  l’Ordine del Tempio viene soppresso e Clemente V decretò che i loro beni  passassero  agli  ‘Ospedalieri di S. Giovanni Gerosolimitano’, divenuto poi SMOM  Sovrano ordine Militare dei Cavalieri di Malta. Nel periodo di transizione tra il 1312 e il 1316 i Benedettini fecero  un altro tentativo di riappropriazione, ma dal 1316 l’Ordine Ospitaliero Gerosolimitano divenuto poi  il SMOM risulta stabilmente in San Giustino .
Fino ai giorni d’oggi, fatta eccezione degli anni tra il 1349 e il 1389 in cui S. Giustino era tornata  brevemente sotto l’antica matrice benedettina per  ben sette secoli il SOMOM è rimasto  il solo titolare del sito, una continuità storica di non poco conto.